Diario politico

di Maurizio Ambrogi Caporedattore interni Tg3

  • Il naufragio della Costa Concordia, per mano del suo comandante fellone e pasticcione, ha suggerito a molti un paragone con l’altra navigazione in corso, assai più pericolosa, quella del governo guidato da un capitato ben altrimenti serio ed esperto. Due immagini dell’Italia al confronto, rigore e cialtroneria, serietà e arroganza, competenza e approssimazione. Al di là delle suggestioni, e restando alla politica pura, questi due mesi di governo dei tecnici (che tuttavia è pienamente politico) hanno già profondamente cambiato lo scenario e messo in un cono d’ombra i partiti, facendoli forse pentire di aver disdegnato un ingresso diretto nel governo. Insomma, chi nei partiti pensava al governo tecnico come una breve parentesi, una fase passeggera da guidare e condizionare, forse si sta già ricredendo. Questo governo, per diversi motivi, è destinato a cambiare profondamente il quadro politico.  Leggi tutto…

  • Chi ha sconfitto Berlusconi? I giudici? L’opposizione? Le piazze? I referendum? La fronda interna? No: lo hanno sconfitto i mercati. Prima assediando il suo governo col micidiale aumento del famoso spread. Poi sferrando il colpo finale sui titoli delle aziende di famiglia. Bisogna partire da questo per capire qual è la posta in gioco nei prossimi mesi. Mentre Napolitano concedeva le dimissioni differite, mentre Berlusconi sperava di tirarla in lungo per portare il paese ad elezioni gestite da lui, mentre l’opposizione pensava alle possibili mosse per accelerare la crisi, i mercati hanno detto brutalmente Basta! ed hanno imposto una accelerazione imprevista agli eventi politici. Ed è chiaro che, in mancanza di una forte e chiara risposta politica, saranno ancora i mercati a decidere quale deve essere il destino del paese.

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  • Dimissioni annunciate, posticipate, differite, condizionate: in realtà dimissioni a orologeria. Perché Berlusconi lega il suo lungo addio alla fine della legislatura. Nella prassi istituzionale della seconda Repubblica è dunque entrata una nuova figura, alquanto anomala: le dimissioni a data da destinarsi (in questo caso, dopo l’approvazione della legge di stabilità). La quale data è sostanzialmente nelle mani del dimissionando: cioè del presidente del consiglio che non ha alcun interesse a sbrigarsi, perché prima fa, prima va a casa, e rischia di ritrovarsi un governo di emergenza. I mercati comunque non hanno gradito: dare una veste istituzionale all’incertezza permanente è davvero troppo. Come si fa a sopportare un paese che non fa quello che gli si chiede, promette e non mantiene, e anche quando decide l’atto politicamente più importante, le dimissioni del presidente del Consiglio, lo fa in modo condizionato?  Dice che non siamo peggio della Grecia: ma lì il governo di emergenza lo hanno fatto in tre giorni.

  • La fine dell’estate più terribile per la politica e per l’economia italiana ci lascia con un rebus politico che appare irrisolvibile. Un presidente del Consiglio oggettivamente indebolito e screditato, abbandonato da quasi tutti i “poteri” che lo avevano sostenuto, un governo che nessuno crede abbia la forza di andare avanti fino al 2013, e tuttavia nessuna soluzione alternativa realistica. Si parla di elezioni (ormai da più di un anno) di governo tecnico, di garanzia, di transizione (anche qui inutilmente ormai da un anno) sapendo che più Berlusconi viene circondato e colpito, e meno probabile che si faccia spontaneamente da parte. Un paradosso politico frutto di un sistema esausto e snervato incapace di produrre persino la sua salvezza.

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  • C’è qualcosa di lunare nel dibattito sulla crisi e la manovra bis. Lunare è lo stupore con il quale il governo ha accolto il nuovo attacco dei mercati; lunare è la tesi adottata per giustificare il ritardo nella reazione; marziano, per rimanere nella cosmologia, il dibattito che ruota attorno alla manovra messa in campo in fretta e furia, fra veti e ricatti, per tamponare la nuova falla.

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