Diario politico

di Maurizio Ambrogi Caporedattore interni Tg3

  • La guerra è finita? Dopo anni di durissime contrapposizioni, fra Pdl e Pd sembra si stia riaprendo un dialogo sulle riforme istituzionali. Berlusconi lo dice addirittura apertamente, in una intervista a Libero, che sulla legge elettorale bisogna fare i conti anzitutto col Pd e che bisogna evitare una eccessiva dispersione del voto. Prefigurando una possibile intesa fra i due più grandi partiti in chiave di rafforzamento del bipolarismo, anzi del bipartitismo. Che questo scenario riesca a prendere corpo è da vedere, ma che la grande partita sulla riforma del sistema di voto sia cominciata e che sia assolutamente vitale per i due grandi partiti questo è evidente per almeno due motivi.

    Il primo è che nessuno può pensare di andare ad elezioni (anticipate o meno) con questa legge elettorale (contro la quale sono state raccolte oltre un milione e duecentomila firme per un referendum poi bocciato dalla Corte Costituzionale). Cambiare sistema elettorale (e magari avviare una qualche riforma delle istituzioni) è un compito che i partiti non possono delegare al governo tecnico: devono risolvere da soli ed è il principale terreno su cui dimostrare la loro consistenza di classe dirigente.

    Il secondo riguarda direttamente i due maggiori partiti, che non possono stare fermi senza rischiare, fra un anno, di perdere pezzi consistenti del loro elettorato in favore di un polo di centro, o di trovarsi comunque a guidare coalizioni non più in sintonia con un mutato sentimento del paese. Come potrebbe Berlusconi, ad esempio, andare ad elezioni col “porcellum” di nuovo alleato con la Lega, dopo un anno e mezzo di separazione e di polemiche col Carroccio? Un problema analogo deve affrontare il Pd, anche se a sinistra l’attrito con le forze che si collocano all’opposizione del governo Monti è meno forte.

    Detto questo, è chiaro che una nuova legge elettorale non potrebbe prendere corpo senza fare i conti anche con le forze minori, che poi minori non sono, dalla Lega al Terzo Polo, da Idv a Sel. La partita elettorale e delle alleanze si giocherà comunque al centro: se il governo tecnico arriverà alla conclusione della legislatura, avendo ottenuto qualche risultato apprezzabile nella gestione della crisi, nel 2013 vincerà la coalizione che saprà porsi in continuità con questa esperienza (e anche con il suo personale “politico”). La partita è tutta politica, ma l’interesse dei partiti maggiori è di approvare una nuova legge elettorale che mantenga lo schema bipolare, e consenta loro di costruire alleanze, non di subirle.

    Comments

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  • 2 Commenti

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    • Carlo Enrico Leale scrive:

      bello anche questo ma agli affezionati dovreste fornire maggiori informazioni per chè possano cogliere immediatamente ogni uscita di TUTTI i blog del mio TG3.
      grazie, buon lavoro e buona domenica

    • Consultazioni per la Riforma elettorale: oltre a considerare uno sbarramento che vada dal 5 al 7%; mi parrebbe alquanto giusto considerare valide delle votazioni che abbiano visto votanti, una percentuale di elettori che non sia inferiore al 60-75% degli aventi diritto (perchè deve essere una norma applicabile ai soli referendum?)

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