Diario politico

di Maurizio Ambrogi Caporedattore interni Tg3

  • Dietro lo scontro in atto nella Lega fra Maroni e il cosiddetto “cerchio magico” c’è molto di più che una battaglia di potere per il controllo del partito. In qualche modo sta venendo al pettine la contraddizione di fondo di un movimento che è cresciuto vertiginosamente al Nord ed aveva cominciato a mettere piede persino in Emilia o in Toscana, e tuttavia non è riuscito a portare a termine nessuna delle battaglie per le quali aveva stretto una alleanza con Berlusconi e con il Pdl.

    Né il federalismo, né la riduzione delle tasse per il Nord, né un serio governo delle politiche di immigrazione. Molta propaganda, in questi anni, pochi risultati. Poco governo, molta lotta, ma lotta alla fine sterile. La Lega torna al punto di partenza: benché sia presente in modo capillare nelle valli come nelle città, e abbia addirittura conquistato la guida di due regioni, Piemonte e Veneto, non si è dimostrata abbastanza forte da imporre una qualche forma di autonomia alla vagheggiata Padania. E la presenza al governo con Berlusconi ha avuto più la funzione di paralizzare le principali scelte (soprattutto in materia di politica economica) che di ottenere risultati spendibili sul territorio. E ora la Lega riparte da zero, facendosi scudo di una opposizione dura al governo Monti che nasconde una profonda confusione di strategia e che appare assai poco credibile da parte di chi ha governato fino a due mesi fa e non può certo vantare risultati esaltanti.  

    A grandi linee, lo scontro in atto è fra chi – come Maroni – vorrebbe tornare alla Lega delle origini, di lotta solitaria e forte presenza sul territorio; e chi invece – come il cosiddetto cerchio magico – non ha abbandonato l’idea di mantenere un qualche rapporto col Pdl per non perdere posizioni nelle amministrazioni locali e un domani alle elezioni politiche. Ma l’apparente distanza di linee e prospettive è un falso problema: una Lega solitaria è destinata ad un lento declino, una Lega di nuovo col Pdl sarebbe difficile da spiegare ad un elettorato che già nell’ultima fase mal digeriva Berlusconi, il suo partito e il suo governo. Le oscillazioni e le incertezze di Bossi negli ultimi mesi sono il sintomo di questa difficoltà di fondo. Con il serio rischio che fra un anno, in quadro di alleanze del tutto nuovo, la Lega si ritrovi forse ancora forte, ma del tutto marginale e ininfluente.

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