Diario politico

di Maurizio Ambrogi Caporedattore interni Tg3

  • Lasciamo perdere il tifo: c’è chi si fida di Bersani, chi si innamora di Renzi. Se la logica è: ci serve un leader fico per vincere, la questione rischia di diventare estetica, invece che politica. Lo scontro a distanza fra il rottamatore e il segretario, al netto della polemica “di facciata” sul ricambio generazionale, segnala il problema vero del Pd, anche in vista di una prossima campagna elettorale: l’amalgama non è riuscito, c’è un’area moderata che non si sente rappresentata e si prende il suo spazio di forza, lo schema di Vasto non piace a molti nel Pd e non attrae voti fuori del Pd. Renzi può risultare antipatico e arrogante (per i modi più che per la sostanza), ma la sua “ribellione” se non viene trattata e punita come un’eresia, può risultare molto utile a disegnare un volto più articolato e dunque attraente nell’offerta politica del centrosinistra.

    Non serve respingere certe critiche o certe sfide con fastidio (“giovani che scalciano”): perché il rischio è di apparire come un gruppo dirigente conservatore che tutela se stesso. Certo non sfugge che la discesa in campo di Renzi apre, come scrive oggi Polito sul Corriere, “il vaso di Pandora delle ambizioni di tutti coloro che sognano di diventare il candidato premier del centrosinistra”, e scombini i piani di chi vedeva nelle primarie una cerimonia dal finale già scritto. Renzi è poco credibile quando invita a “mantenere il partito ma a cambiare le facce”: dimenticando che il partito ha già cambiato tre segretari in tre anni, con tanto di affollatissime primarie. D’altro canto, proprio perché il partito è ormai abituato alle primarie, Bersani non può cavarsela (e infatti non lo fa) invocando lo statuto, che gli consentirebbe di correre come unico candidato in primarie di coalizione. La sfida va raccolta, insomma: discutere va bene, anche scontrarsi, rompere non serve a nessuno. Altrimenti rischia di avverarsi quella variante della legge di Murphy che recita: se la sinistra può perdere le elezioni, lo farà.

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  • Un commento

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    • I cittadini e la gente comune chiedono con forza la fine di un periodo buio per il nostro paese … chiedono la fine del Berlusconismo e ciò che ha rappresentato, ma anche la fine di un certo modo di fare politica da parte delle opposizioni. Le ideologie del ‘900 sono finite e il popolo con la P maiuscola chiede che la politica si occupi dei Suoi problemi e metta in campo tutte le energie per ‘risolvere’ la crisi economica del nostro paese. I cittadini chiedono riforme importanti, e sono disponibili a fare sacrifici, ma e’ necessario iniziare dal buon esempio di chi occupa posti di responsabilita’. Tra le riforme, per esempio, si chide la fine del politico di professione, massimo 2 mandati elettorali a tutti i livelli istituzionali, per un massimo di 10 anni. Quindi anche Matteo Renzi sarebbe da rottamare, sarebbe il momento di andare a casa. I cittadini chiedono di finirla con i personalismi, chiedono alle opposizioni di mandare a casa il Berlusconismo, chiedono riforme affinché a partire dalle prossime scadenze, anche, dal 2018 non ci siano piu’ politici di professione e caste, ma solo cittadini prestati alla politica. Ma il sindaco di Firenze con metodi da vecchio politicante, oggi, pensa solo a prendere il posto di Pierluigi Bersani, creando una frattura nel PD che sara’ solo a vantaggio del Berlusconismo.

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