Diario politico

di Maurizio Ambrogi Caporedattore interni Tg3

  • “Preferisco Grilli, non foss’altro perché è di Milano”: con questa argomentazione territoriale, con questa curiosa patente di identità padana, Bossi prende posizione sulla nomina del governatore della Banca d’Italia, che fra un mese dovrà succedere a Draghi. Scelta che sta diventando sempre più un affare politico, nonostante gli avvertimenti che arrivano dal Quirinale a tenere la massima istituzione economica del paese al riparo dalle lotte interne della maggioranza. Spettacolo deprimente e preoccupante quello a cui invece si assiste invece da due giorni.

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  • Nessuno è pronto a staccare la spina: questo il senso del voto di oggi su Milanese, che non riguardava l’ex braccio destro di Tremonti, ma il futuro del governo. Infatti, la stessa maggioranza che aveva “condannato” Papa (per reati assai meno gravi) salva oggi Milanese. Niente arresti per il parlamentare, accusato fra l’altro di corruzione. Decisiva la Lega, che nel caso precedente aveva affondato l’imputato (Papa), per mandare un segnale al proprio elettorato in subbuglio. Troppo rischioso riprovarci ancora: e così la Lega secessionista si allinea a Berlusconi, abbassa i toni, frena l’intemperanza, ricompatta maroniani e bossiani.

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  • Zavoli, presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai, ieri: “Il Tg1 continua produrre motivi di discredito professionale”. Minzolini, direttore del Tg1, ieri: “Zavoli è un presidente di parte”. Lorenza Lei, direttore generale della Rai, ieri: “Posso dire basta a Minzolini, ma lo devono dire anche i consiglieri, devo avere un coro con me, non solo cinque anime”. Garimberti, presidente della Rai, oggi: “Minzolini impari a tacere, inaccettabili le sue parole su Zavoli”. Cicchitto, Pdl, oggi: “gli attacchi a Minzolini sono para-politici, la richiesta di tacere è davvero sopra le righe”. Garimberti, oggi: “Inutile nascondersi dietro a un dito: il problema degli ascolti c’è e se la gente va via qualche motivo ci sarà. Inutile che Minzolini si faccia scudo con le dichiarazioni di qualche politico che appena lui viene criticato, immediatamente intervengono a suo favore”.

    Abbiamo trasmesso un dibattito sul ruolo del servizio pubblico e sullo stato del suo telegiornale di punta.

  • La fine dell’estate più terribile per la politica e per l’economia italiana ci lascia con un rebus politico che appare irrisolvibile. Un presidente del Consiglio oggettivamente indebolito e screditato, abbandonato da quasi tutti i “poteri” che lo avevano sostenuto, un governo che nessuno crede abbia la forza di andare avanti fino al 2013, e tuttavia nessuna soluzione alternativa realistica. Si parla di elezioni (ormai da più di un anno) di governo tecnico, di garanzia, di transizione (anche qui inutilmente ormai da un anno) sapendo che più Berlusconi viene circondato e colpito, e meno probabile che si faccia spontaneamente da parte. Un paradosso politico frutto di un sistema esausto e snervato incapace di produrre persino la sua salvezza.

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  • Verrebbe voglia di scappare, aveva detto Berlusconi ieri davanti alla platea dei giovani di Atreju. Chissà se pensava anche ai giudici di Napoli che indagano sul caso Tarantini. Sta di fatto che l’interrogatorio previsto per martedì prossimo salterà, per superiori impegni di governo: quel giorno Berlusconi sarà a Strasburgo, per un incontro col presidente della commissione Barroso sulla situazione economica dell’Italia e dell’euro. La bufera dei mercati continua dunque ad intrecciarsi con la personale bufera giudiziaria che investe il premier.

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  • Ci sono voluti 25 giorni per arrivare alla manovra (forse) definitiva. Quasi quattro settimane perse fra veti reciproci, correzioni e marce indietro che indebolivano via via un impianto iniziale già tutt’altro che convincente per i mercati. Come hanno spiegato al governo tutti i banchieri, economisti e operatori nel week end di Cernobbio. Come hanno dimostrato gli attacchi speculativi, bruciando in Borsa migliaia di miliardi degli investitori: e anche questo è un prezzo che tutti paghiamo per l’incertezza del governo.

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