Diario politico

di Maurizio Ambrogi Caporedattore interni Tg3

  • L’immagine che resta maggiormente impressa della giornata di ieri è quella di Piazza Duomo a Milano: per l’enorme numero di giovani che l’affollavano. Da tempo non si vedeva una piazza con un’età media così bassa: ed è forse qui la chiave della vittoria di Pisapia, e non solo. Sarà stata l’influenza spagnola, ma i giovani, la generazione precaria o esclusa dal lavoro, sta forse tornando a scegliere politicamente.

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  • Le elezioni amministrative spesso anticipano cambiamenti politici nazionali. Accadde con le regionali del 2000 ( presidente del Consiglio era D’Alema, che dopo la sconfitta lasciò il testimone ad Amato, senza che questo bastasse a salvare il centrosinistra nel 2001). Accadde nella legislatura successiva, quando fu il centrosinistra, con una serie di vittorie alle comunali e alle regionali, a ricostruire lentamente una maggioranza (anche se risicata) alle politiche del 2006. Questo test amministrativo comunale è troppo limitato per poterne trarre conclusioni nazionali, ma certo le sconfitte patite dal centrodestra a Milano e Napoli (ma anche Trieste, Cagliari, Novara e pure Arcore, per fare qualche altro esempio), per le dimensioni e il clima nel quale sono avvenute, indicano che qualcosa è cambiato “qualitativamente”. Una sconfitta circoscritta, insomma, ma pesantissima.

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  • Feltri ha sempre interpretato una linea un po’ frondista, Ferrara negli ultimi tempi ha accentuato le sue critiche, certo nessuno poteva pensare che anche Sallusti, il direttore del Giornale di famiglia, mollasse la Moratti e prendesse a modo sui le distanze dalla campagna elettorale impostata dal premier a Milano.

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  • mag21

    Trans-Milano

    ore14:50

    “Pisapia farà di Milano la Mecca dei gay”: un lungo articolo compare oggi sulla prima pagina di Libero per dimostrare che, in caso di vittoria dell’opposizione, oltre che dai Rom la capitale lombarda sarebbe invasa da gay, lesbiche, bisessuali e trans-gender. E che il “modello Pisapia” sarebbe addirittura quello di far convivere gay e musulmani. A parte il fatto che non si capisce dove sia lo scandalo o l’handicap di una campagna elettorale che immagina una città più tollerante sotto ogni profilo, quello che colpisce negli spin doctors del sindaco uscente è l’ossessione di attaccare Pisapia su questi temi, puntando sulla paura dell’immigrato e del diverso, sul fantasma dell’estremismo e del comunismo.

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  • Stando ad una prima analisi dei flussi elettorali (Mannheimer ieri sul Corriere), a Milano il Pdl ha perso 14mila voti rispetto alle regionali dello scorso anno, la Lega ne ha persi 17mila, il Pd ne ha guadagnati 36mila. Non si tratta di un travaso: Pdl e Lega subiscono un forte astensionismo, il Pd recupera settori che un anno fa avevano disertato le urne.

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  • La Moratti attacca Pisapia perché da giovane era stato condannato per furto d’auto: uno così non è degno di fare il sindaco. Vicenda chiarita: fu un errore giudiziario, Pisapia non si accontentò dell’amnistia ma chiese e ottenne l’assoluzione con formula piena. Però colpisce che il centrodestra iper-garantista utilizzi in modo così spregiudicato (e in questo caso anche malaccorto) un argomento puramente giustizialista. E’ una incredibile inversione dei ruoli.

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  • Ma in che razza di bipolarismo viviamo? La breve nota con cui Napolitano ha annunciato ieri di aver firmato – perché di dovere – le nomine di nove sottosegretari, invitando però il parlamento ad occuparsi del caso, suggerisce proprio questa domanda. Negli ultimi mesi il volto dei due schieramenti è profondamente cambiato.

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  • mag5

    Il delfino

    ore17:29

    Dunque non sarà Alfano ma Tremonti il delfino di Berlusconi. L’annuncio dato davanti alla Terza Camera della Repubblica, cioè nel salotto di Porta a Porta, ha il suo peso, anche se, a guardar bene, l’investitura è sottoposta a una serie di condizioni. E lo stesso Berlusconi oggi l’ha in parte ridimensionata: Alfano o Tremonti, ho un’ottima squadra, e quanto a Tremonti, ha detto, ho parlato di lui “in primis” perché è l’uomo che ha tenuto i conti in ordine, una mission impossibile.

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